Spedizione €12.50, GRATUITA da €89 Padova città consegna in giornata
Carrello 0

Il tuo carrello

Il tuo carrello è vuoto

Prodotti: 0
Totale prodotti: € 0,00

Vai al carrello
Filtra per

Carnasciale

La famiglia Rogosky e il Caberlot
 
Correvano gli inizi degli anni Ottanta dell’ormai secolo scorso. Wolf e Bettina Rogosky arrivano dalla Germania in Toscana, alla ricerca di un casale con un po’ di terra intorno.
Un luogo ove la pace e il silenzio regnassero assoluti, dove i telefoni non squillassero e pure la posta facesse difficoltà ad arrivare.
Lui, pubblicitario di fama internazionale in forza alla GGK di Düsseldorf, aveva bisogno di tranquillità: un buen retiro ove nascondersi dalla logorante frenesia del lavoro.
La coppia, gira a lungo, su e giù per i declivi toscani, alla ricerca di un luogo che rispondesse a tali requisiti.
 
Fintantoché per caso giungono nei pressi di Mercatale, sulle colline che segnano il crinale fra il Chianti e la Val d’Arno, a poche centinaia di metri da Petrolo.
Qui viene loro segnalato che, in mezzo a un bosco, c’è in vendita una vecchia casa.
Non c’è la strada per arrivarci, però. Né la luce.
Né tutte le altre comodità del mondo moderno.
Solo un sentiero da percorrere a piedi.
I coniugi Rogosky non ci pensano un attimo: è la dimora giusta per loro!
 
La casa viene acquistata, insieme al suo terreno (meno di mezzo ettaro), piantato a olivi.
 
Nell’inverno del 1985 si abbatte su quelle colline una tremenda gelata, passata alla storia, che fa strage di quei poveri alberi.
La Regione Toscana dà quindi la possibilità, a coloro che hanno subito danni, di convertire l’oliveto in vigna. I Rogosky, che già da tempo avrebbero voluto cimentarsi nella produzione di vino, non si lasciano sfuggire l’occasione. Ma cosa piantare? Sangiovese, come tutti? O un ‘banale’ vitigno internazionale?
Geniale e creativo Rogosky vede svantaggi e difficoltà in entrambe le possibilità: la prima lo avrebbe messo in competizione con aziende che hanno secoli di storia e conoscenze alle spalle.
La seconda sarebbe stata un ‘tradimento’ del terroir toscano in favore di uve che hanno altrove la loro patria d’elezione. Si deve trovare una terza possibilità: fare un vino unico, frutto esclusivo della terra che circondava la propria casa. Un vino che non avrebbe avuto alcuna possibilità di paragone.
 
I Rogosky si ricordano che poco tempo prima, grazie all’amico enologo Peter Schilling, avevano avuto occasione di assaggiare un vino creato da un altro enologo, Vittorio Fiore, prodotto da un vitigno ignoto denominato L32.
Dietro questa sigla si nascondeva un incrocio naturale, scoperto negli anni Sessanta in una vigna abbandonata sui Colli Euganei dall’agronomo Remigio Bordini, fra – come si capì in seguito – Cabernet Franc e Merlot. Schilling, insieme a Fiore, convincono i coniugi Rogosky a sperimentare questa varietà sulla quale nessuno aveva ancora deciso di puntare.
Wolf, con la sua grande genialità e creatività innata, battezzò il vitigno Caberlot: un unicum assoluto, dall’immenso potenziale, coltivato (a tutt’oggi) solo qui. Una sorta di ‘dono’: da comprendere e da comunicare. Nasce così la storia de Il Carnasciale, una delle cantine d’eccellenza del nostro Paese, e del suo mitico vino: Il Caberlot.
Gianluca Montinaro
Caberlot Igt 2010 Magnum - Carnasciale

€ 350,00

Caberlot Igt 2010 Magnum - Carnasciale

Con il vitigno Caberlot, la cantina Il Carnasciale ha una rarità che ufficialmente viene coltivata solo su pochi ettari in Toscana.Potrebbero esserci altri vitigni non riconosciuti nei Colli Euganei vicino a Padova, dove l'agronomo Remigio Bordini li scoprì in un vecchio vigneto all'inizio degli anni '60, li scelse e li piantò nel proprio vigneto di prova. Il vitigno è molto probabilmente un incrocio naturale tra Cabernet Franc e Merlot, le foglie ricordano il Merlot.I tentativi di reincrociare il vitigno sono falliti fino ad oggi. Wolf Rogosky ha acquistato tutte le piantine disponibili a condizione che solo il Podere Il Carnasciale potesse coltivare il Caberlot.Ha avuto l'idea di utilizzarlo per produrre un vino dal carattere unico e di imbottigliarlo esclusivamente in bottiglie magnum.La prima annata è stata il 1988, si potevano riempire 300 bottiglie magnum.Le uve provenivano dal vigneto sperimentale Bordini, come nella vendemmia 1989.L'etichetta è volutamente semplice, una croce nera su fondo colorato, più denso è il vino, più fitta è la linea della croce. Lo sfondo colorato è diverso in ogni annata.Gli aromi complessi ei tannini piuttosto setosi e fini sono tipici del vino.Ricorda ad alcuni degustatori i migliori vini di Pomerol o Saint Emilion.Il fatto è che viene dalla Toscana e cresce sullo stesso terreno e nelle stesse condizioni climatiche del Chianti o del Brunello 

Aggiungi al carrello

350,00

Prodotto aggiunto al carrello.

Vai al carrello

Quantità massima acquistabile per il prodotto raggiunta

Vai al carrello